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Nel corso della sua lunga e fruttuosa carriera letteraria Giuseppe Campolieti ha avuto molte soddisfazioni e qualche sorpresa, ma la cosa che più lo ha divertito è stato il plagio del suo libro su Masaniello stampato e ristampato da De Agostini, un successo enorme:
“Ero a Napoli in passeggiata quando vidi nella vetrina di una libreria un testo su Masaniello. L’argomento mi interessava molto poiché di Masaniello mi ero occupato anche io. Entrai e comprai il libro. Non aspettai neppure di tornare a casa, mi misi subito a leggerlo. Non posso descriverle la mia sorpresa quando mi accorsi che mi avevano copiato il testo tale e quale, cambiando solo la copertina. Protestai, ovviamente. Mi arrabbiai, mi indignai, pensai che sarebbe stato giusto denunciare l’accaduto. Decisi poi di lasciar perdere. Oggi mi diverto un sacco, se mi hanno copiato il libro vuol dire che meritava, che non c’era niente di più e di meglio da aggiungere”.
L’episodio ben descrive la personalità dello scrittore che ha fatto dell’ironia uno stile di vita. Approdato a Venezia dal Molise, si è dedicato giovanissimo alla scrittura: giornalista, storico e narratore, è autore di una trentina di libri e specializzato in biografie storiche. Dopo essere vissuto al Lido per 35 anni, oggi risiede a Mestre con la moglie Raffaella, continuando la sua ricerca letteraria ricca di eventi e di incontri. Del Lido racconta con dovizia di particolari il tempo che fu, dipingendo un’isola e un clima culturale che sono andati completamente perduti:
“Assieme a mia moglie abbiamo fatto della nostra casa un salotto di alta cultura, ricevuto personaggi famosi da Rubinstein a Pound, da De Chirico a Sgarbi, Toscani, Pratt…. Sono passati tutti di lì, in quell’appartamento di via Sandro Gallo dove è passato il mondo… Ricordo le cene, le conversazioni, i progetti, un’atmosfera culturale ricchissima, ma anche allegra, intelligente e molto umana. Anche per strada capitava di fare incontri straordinari: poteva succedere di incontrare Sophia Loren o Gary Cooper mentre passeggiavano tranquilli insieme alla gente, come fossero cittadini qualsiasi. Ho toccato con un dito i personaggi leggendari di Venezia, è stato un periodo straordinario. Al Gritti, grazie all’allora direttore Nicola Passante, avevamo organizzato un salotto culturale, poi c’è stata l’avventura del Marco Polo: a Venezia c’era tanto da raccontare, ci voleva una voce della città, bisognava fare una rivista. Ho bussato a tutte le porte, l’unico che mi ha ascoltato è stato Cesare De Michelis, così dopo varie peripezie è nato Marco Polo. Ho lavorato con mcaparro… Lei non ha idea di quanto mi sia dato da fare”.
Qualche ricordo particolare?
Avrei tante cose da raccontare, mi ricordo che una sera Ugo Pratt, amicissimo di famiglia, venne a trovarmi. Gli feci leggere il ritratto che ne avevo fatto nella Guida a Venezia e ai veneziani sconosciuti edita da Sugareco. Non disse una parola. Trascorremmo insieme tutta la serata poiché Pratt rimase a cena. In piena notte squillò il telefono: era Pratt, mi disse che non aveva mai letto un profilo tanto bello su di lui come quello che gli avevo fatto io. Ricordo con affetto Bruno Tassan Din, amministratore delegato e direttore generale della Rizzoli-Corriere della Sera che aveva fondato una casa editrice a Venezia, la Canal & Stamperia Editrice. Avevo scritto una Storia di Giulietta e Romeo ma nessun editore era disposto a pubblicarla. Lo chiesi anche a Tassan Din. Un giorno venne al Lido, allora abitavo a Ca’ Bianca, e mi disse che Giulietta me la avrebbe pubblicata lui” .
Quando ha scoperto la sua passione per la scrittura?
Mah! Non mi riconosco certo nel tipo ‘genio e sregolatezza’, ma ho sempre nutrito una certa insofferenza per il lavoro d’ufficio, per i suoi legami. Quando non ne ho potuto più, mi sono messo a fare il giornalista. Sono vissuto in varie città: Roma,Varese, Venezia. Qui ho lavorato molto per il Gazzettino, cominciando a scrivere novelline e racconti per il Gazzettino Sera, passando poi a recensire convegni e avvenimenti importanti, a fare interviste. Ho lavorato una decina di anni anche alla Mondatori, non c’è personaggio famoso che non abbia intervistato. Mia moglie l’ho conosciuta a Fiuggi. Al Lido dove nel ’66 ci siamo trasferiti, anche grazie a lei, negli anni ’70 e ’80, abbiamo ricevuto tutti i più importanti personaggi del momento. Ho scritto anche molti libri: mi incoraggiò molto Piero Chiara, anche l’editore Raffaele Crovi mi è stato vicino.
Progetti rimasti nel cassetto?
Una volta Tinto Brass voleva fare un film dal mio libro Grottesco veneziano: visitammo i manicomi, io ero contrario alla loro chiusura propugnata dallo psichiatra Franco Basaglia, discutemmo a lungo, ma il film non si fece. Un altro ‘naufragio’ riguarda un altro film, quello che Silverio Blasi avrebbe voluto fare dal mio Masaniello.
Storico, giornalista, narratore: quale definizione darebbe di sé?
Bella domanda! Una volta Massimo Cacciari ebbe a dirmi che, sul mio conto, pesava la nomea di ‘poligrafo’. E vada per il poligrafo allora! In realtà il mondo accademico non ama i divulgatori, anche se a volte sono più accademici degli accademici, più accurati degli storici, di alcuni storici, ovviamente. Diciamo allora che prediligo la narrativa storica, mi sono specializzato in biografie storiche. Era assolutamente necessario, ad esempio, scrivere una una biografia di Caterina Cornaro, rivisitare la storia dei Borbone. A Napoli i miei libri su di loro hanno dato fastidio… Autore di biografie storiche, sì, questa è la definizione che prediligo
CHI E’
Giornalista e scrittore Giuseppe Campolieti è nato nel 1933 in provincia di Campobasso a Rotello, piccolo centro del basso Molise che nel XII secolo fu una roccaforte normanna.
Dopo gli studi medi, si dedicò giovanissimo al giornalismo, collaborando a quotidiani e periodici di livello nazionale.
Per motivi di lavoro ha risieduto a Napoli, a Roma (dove ha lavorato per il Ministero della Sanità), a Venezia (dove vive dal 1953), oltre che in Piemonte, in Lombardia e, saltuariamente, in Svizzera.
Ha viaggiato molto e inviato servizi da paesi diversi: Russia, Stati Uniti, Giappone, Hong Kong, Egitto, Marocco oltre che dall’Europa.
Spinto alla narrativa dallo scrittore e amico Piero Chiara, è stato più volte scrutinato al premio Campiello. La sua lunga collaborazione con il quotidiano Il Gazzettino gli ha offerto l’occasione di metter insieme una ricca galleria di ritratti-interviste con grandi personaggi della cultura.
Un filone fertile della sua attività riguarda la saggistica e i suoi lavori editi dalla Dedalo di Bari, specie Voci dal mondo laico, sono stati occasione di un convegno di storici a Firenze, presieduto da Giorgio Spini, e di un grosso servizio sul settimanale L’Espresso.
Ha collaborato più volte con la Rai e nel 1982 al Carnevale veneziano di Maurizio Scaparro con due lavori teatrali.
Considerevole l’impegno di Campolieti nel settore delle biografie storiche. Ha scelto personaggi di fascino e di rilievo nella storia di Venezia e di Napoli.
Va ricordata la triade Re Lazzarone, Re Bomba e Re Franceschiello (Mondadori) che è una rilettura attenta e suggestiva dei 127 anni (1734-1860) di regno dei Borbone a Napoli.
Sempre per i tipi della Mondatori ha pubblicato Breve storia del sud e Sogno mediterraneo (biografia di Ruggero II il Normanno).
In complesso Campolieti ha al suo attivo una trentina di volumi, dei quali, per brevità, ricordiamo: Maternale (Marsilio editore, 1980) premiato a Lerici; Caterina Cornaro (Camunia edizioni1987) Premio Comisso; Grottesco veneziano (Cappelli editore, 1984), Premio Stresa; Masaniello (De Agostini editore) con reprint Mondadori nel 1989; Marin Faliero (Camunia editore, 1995).
Va segnalato infine che la biografia di Ferdinando II di Borbone, Re Bomba, uscita negli Oscar Mondadori, è stata distribuita da il Giornale in 80 mila copie.
Dall’Editore Tullio Pironti è uscito il romanzo-esperienza A cuore aperto.
E’ sposato con la pittrice Raffaella Campolieti. Ha tre figli. Vive e lavora a Mestre.
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