|
“Tè verde per fermare l’invasione dei tumori”
A colloquio con il biologo che ha scoperto perché il tè verde è un elisir di lunga vita
E’ quasi impossibile concentrare anni di studi e ricerche in poche ore di conversazione, ma il professor Spiridione Garbisa, docente di Istologia presso la facoltà di Medicina dell’Università di Padova e affermato ricercatore, riesce perfettamente allo scopo e, nel sentirlo parlare, le poche nozioni di scienze che tutti più o meno possediamo, emergono dal fondo della memoria e si affacciano alla mente chiare e comprensibili. Lo studio dei rapporti tra le cellule e ed il loro ambiente circostante è il principale campo di interesse di Garbisa incentrandosi su tutto quello che regola l’invasione dei tessuti non solo da parte delle cellule tumorali, e della conseguente formazione di metastasi, ma anche di quelle infiammatorie che possono preludere alla trasformazione tumorale, e di quelle vascolari che permettono al tumore di nutrirsi. I risultati sono a dir poco sorprendenti. Insieme a colleghi statunitensi, Garbisa è stato il primo a individuare un enzima (proteasi) strumentale alla degradazione dei tessuti e all'invasione tumorale, e a dimostrare poi – tornato in Italia – che uno dei princìpi attivi del tè verde, l’epigallocatechina-3-gallato (Egcg), è un ottimo inibitore di tale proteasi.
La molecola contenuta nel tè verde può davvero rallentare i processi infiammatori che spesso precedono il cancro?
Ci sono prove e indicazioni che il tè verde agisce sul tumore della prostata (nei forti consumatori vi sarebbe una diminuzione dell'incidenza che arriva al 40 per cento), su quelli del cavo orale, della faringe, della laringe, del pancreas, del colon, della mammella e dei polmoni. L'ultima segnalazione riguarda le cellule leucemiche, la cui morte sarebbe accelerata in modo significativo da una modesta quantità di tè verde. L'Egcg agisce su diversi enzimi responsabili della degradazione dei tessuti che permette alle cellule tumorali di migrare per formare metastasi. Inoltre tiene sotto controllo alcune molecole coinvolte nei processi infiammatori che, se tendono a diventare cronici, possono rappresentare il primo passo verso la trasformazione neoplastica, un esempio tipico è quello della prostata. Oltre a ciò il tè verde esercita un effetto inibitorio sulla formazione dei vasi sanguigni, nota come angiogenesi, bloccando, o quantomeno rallentando, l'accrescimento della massa tumorale. La bevanda, non molto diffusa in Occidente almeno fino a qualche tempo fa, è presente da millenni nella medicina cinese e giapponese in qualità di vero e proprio elisir di lunga vita.
Perché proprio il tè verde, e non quello nero?
Innanzitutto il tè verde viene ottenuto facendo seccare le foglie di Camelia sinensis senza ricorrere alla fermentazione in luoghi umidi, come accade per il tè nero. Ciò fa sì che le componenti attive e, in particolare, alcune molecole chiamate catechine, non vengano ossidate e quindi trasformate, ma restino in concentrazioni piuttosto elevate, attorno al 30-40 per cento, contro il 3-4 per cento presente nel tè nero. Sono proprio le catechine, infatti, e soprattutto quella nota come epigallocatechina gallato o Egcg , a esercitare in massima parte i benefici effetti antinfiammatori e antitumorali.
Non esistono farmaci con le stesse proprietà? E quanto tè verde dobbiamo bere per ottenere i risultati sperati?
I farmaci (di sintesi) cui lei allude sono stati usati e sperimentati a lungo ma poi sono stati abbandonati perché oltre a presentare effetti collaterali sgradevolissimi, risultavano addirittura controproducenti. L’effetto, chiamiamolo così, anti-tumore è raggiungibile con la semplice assunzione di poche tazze di tè verde al giorno, quattro o più, quantità in grado di fornire una sufficiente concentrazione ematica di Egcg. I dati di laboratorio, del resto, hanno confermato osservazioni che indicavano che, nelle zone dove il consumo della bevanda è abituale, c’è una minore incidenza di tumori della prostata, del polmone e del tratto gastroenterico. Oltretutto il tè verde è economico, praticamente privo di effetti collaterali e ha anche altre virtù importanti per i malati di tumore come quella, scoperta di recente, di rallentare la formazione di trombi, un problema a cui sono particolarmente soggetti i pazienti oncologici.
Esistono applicazioni pratiche delle sue scoperte scientifiche?
Uno dei principi attivi del tè, il già ricordato Egcg, inibisce un altro enzima, rilasciato dai mediatori dell’infiammazione, l’elastasi leucocitaria, che, in eccesso, può provocare gravi malattie quali l’enfisema. Uno degli elementi che mette ko gli inibitori naturali dell’enzima è il fumo di sigaretta; per questo ho brevettato filtri per sigarette e preparati per inalazioni contenenti Egcg o estratto di tè verde, in modo da proteggere i polmoni di chi non vuole smettere di fumare. Il brevetto però è stato lasciato decadere dall’ateneo cui l’avevo ceduto. La molecola Egcg potrebbe candidarsi a diventare un antidoto sicuro, economico, di facile produzione e stoccaggio. L'Egcg è anche oggetto di numerosi studi per la messa a punto di preparati puri (creme, colliri, aerosol, cerotti), anche se su questo aspetto la ricerca industriale, soprattutto in occidente, latita. Probabilmente, alle multinazionali non conviene investire su una molecola che costa pochissimo e che potrebbe fare concorrenza ad altri preparati assai più redditizi. Per fortuna in Oriente e in generale nei Paesi in via di sviluppo la situazione è diversa e molte energie stanno andando proprio nella direzione dell'estrazione e dell'identificazione di molecole naturali accessibili a tutti e relativamente innocue, oltreché efficaci.
Solo del tè verde sono state accertate scientificamente le straordinarie proprietà?
In studi su una molecola che ha rivelato caratteristiche per certi aspetti analoghe a quelle dell’Egcg del tè verde, ho dimostrato che anche l’iperforina - il principio attivo dell’iperico (noto anche come erba di San Giovanni), usato da secoli per la cicatrizzazione delle ferite, ma anche per curare la depressione - è in grado di attenuare i processi infiammatori nonchè di inibire l’invasione tumorale e la formazione di metastasi.
A che punto sono le sue ricerche?
In collaborazione con dei colleghi chimici, sto cercando di rendere queste molecole naturali benefiche più bio-disponibili (più assorbibili dall'organismo e più resistenti ai suoi processi metabolici); sto proseguendo inoltre lo studio dei potenziali effetti terapeutici di queste e di altre molecole naturali su altri tipi di tumori.
CHI E’
Spiridione Garbisa nasce a Venezia nel 1949. Nel 1956 la famiglia si trasferisce al Lido. Studia fino al ginnasio ai Cavanis, poi termina l’istruzione superiore al liceo Pietro Orseolo del Lido, oggi accorpato al Marco Foscarini di Venezia. Si iscrive all’Università di Padova e nel 1972 si laurea in Scienze Biologiche con il massimo dei voti e la lode, con un lavoro sperimentale presso l’Istituto di Biologia del Mare di Venezia sul monitoraggio delle condizioni di inquinamento lagunare attraverso l'analisi dei mitili.
Per un breve periodo insegna alle medie di Spinea, ma preferisce la ricerca: partecipa ad un concorso all’Università di Padova e vince una borsa di studio. Trascorre quattro anni a Bethesda (Stati Uniti) all’Istituto Superiore di Sanità (NIH): l’incontro con il dottor L. A. Liotta, che Garbisa considera il proprio maestro, risulterà fondamentale. Nel 1985 torna negli Stati Uniti per un’esperienza di alcuni mesi all’NIH a Frederick e ancora, nel ’97, all’Università della California a Los Angeles (UCLA).
Dal 1980 Professore Associato di Istologia alla facoltà di Medicina di Padova, città dove vive e ha deciso di restare, viene eletto membro del Senato Accademico dell'Università di Padova dal 96 al 98; dal 2002 è Professore Ordinario. Ideatore di brevetti per applicazioni terapeutiche delle sue scoperte scientifiche, è autore di oltre 160 pubblicazioni su riviste specializzate internazionali, ed è stato ripetutamente segnalato dalla Facoltà per la sua produttività scientifica. Ha instaurato numerose collaborazioni internazionali, tra cui con l'università di Chiang Mai (Tailandia) dove è Prof. Onorario.
Si è battuto contro gli abusi nei concorsi universitari, ed ha scritto anche un libro, Il peso della Qualità Accademica, 1995, Cleup, Padova, il cui sottotitolo, Manuale per l’uso di parametri oggettivi nei concorsi per ruoli docenti all’università, ne spiega il contenuto.
Attualmente il suo gruppo sta collaborando con specialisti cardiovascolari, ematologi, oncologi e chimici per approfondire le proprietà anti-tumorali ed anti-ipertensive di alcuni principi attivi derivanti dalle piante (tè verde, iperico, e altro).
Della natia Venezia non ha molta nostalgia: Garbisa non ama la monocultura del turismo ed il suo sfruttamento spesso sconsiderato. "Questa "miniera" – dice – pesa sull'etica che si respira a Venezia". Più caro, ma solo nel ricordo, gli è il Lido, e quella laguna dove, da ragazzo, ha praticato la voga con ottimi risultati: un campionato nazionale per Società vinto con la Diadora, Venezia-Trieste-Venezia in sandolo a 4 remi, Torino-Venezia in s-ciopon, alcune edizioni di Vogalonga, ecc. "Non posso quindi dimenticare la laguna, anche se ora giro per i colli Euganei e Berici in bicletta da corsa."
|