| Massimo Gion |
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| Scritto da Daniela Zamburlin |
| Mercoledì 27 Aprile 2011 15:23 |
A colloquio con il direttore del Centro Regionale per lo studio degli Indicatori Biochimici di Tumore dell’Ospedale civile di Venezia, un esempio di come a Venezia si possano coniugare cultura e studi scientifici
Come nasce questa avventura? Nel 1979 nella Divisione di Radioterapia dell’Ospedale Civile di Venezia fu istituito un laboratorio per la verifica ed il collaudo dei test diagnostici per l’oncologia, un’esperienza da pionieri. Io la mattina lavoravo in corsia, e avevo quindi esperienza diretta dei pazienti, il pomeriggio, in laboratorio, facevo le analisi di quelle stesse persone. Una situazione molto stimolante che metteva in correlazione la teoria e la pratica, la miglior cosa che un medico possa augurarsi. Nel 1987 Il laboratorio venne riconosciuto dalla Regione Veneto come Centro Regionale Specializzato per lo Studio degli Indicatori Biochimici di Tumore. Complessivamente, i canali di finanziamento istituzionali e tradizionali risultavano largamente insufficienti per fronteggiare l’incremento di attività di ricerca del Centro e dunque un finanziamento di tipo privato ci parve l'unica soluzione possibile. Così, nel 1997, fondammo un’associazione scientifica no-profit, l’Abo, che si occupa principalmente di ricerca di trasferimento nel campo dei biomarcatori in oncologia. Che cos’é la ricerca di trasferimento? Quando si parla di ricerca in ambito oncologico bisogna distinguere tra ricerca di base e ricerca di trasferimento. La ricerca di base ha per oggetto lo studio dei meccanismi biologici che danno origine ai tumori, che ne favoriscono la crescita e la diffusione, nonché l’identificazione delle molecole chiave implicate in tali meccanismi. Essenziale al progresso della conoscenza, essa offre però ridondanza di informazioni e molte delle sue scoperte non passano all’applicazione clinica. Ad esempio, per ogni 100 molecole studiate, solo 2 risultano alla fine potenzialmente utili. Ed è proprio a questo punto che si pone la ricerca di trasferimento che ha il compito di trasformare i meccanismi e le molecole identificate dalla ricerca di base in test diagnostici e in farmaci da collaudare in modo che siano adatti all’uso clinico. I suoi obiettivi principali sono: la diagnosi precoce e le terapie personalizzate. Quali risultati avete conseguito? Tanti, tanti davvero. Ne ricordo alcuni. Abbiamo collaudato prima dell’uso clinico di routine la maggior parte dei marcatori tumorali ora in uso; abbiamo studiato le variabili che influenzano i valori dei marcatori mettendo in evidenza l’effetto di malattie benigne sui valori dei biomarcatori e l’appropriatezza di impiego per evitare errori ed esami inutili che pesano sui costi della sanità in modo impressionante. Abbiamo fra i primi al mondo messo in evidenza la necessità di valutare i marcatori non in riferimento ad un valore soglia positivo/negativo, ma osservando le variazioni nel tempo. L’ultima analisi di appropriatezza è stata da noi fatta in tre regioni italiane su un campione oltre 12.058 casi, in 116 ospedali e oltre 2 milioni di richieste di biomarcatori. Dal 1998 abbiamo la direzione di una rivista scientifica The International Journal of Biological Markers che è una delle due testate al mondo dedicate ai biomarcatori in oncologia. Il giornale, nel cui comitato di redazione operano personalità scientifiche di fama internazionale, è diffuso e letto in tutti i paesi del mondo. Nel corso degli anni abbiamo attivato una modalità di raccolta standardizzata dei campioni biologici con le informazioni cliniche informatizzate giungendo alla costituzione di una banca di materiali biologici certificata ed approvata dai comitati etici che contiene oltre 30.000 campioni biologici provenienti sia da pazienti affetti da tumori di diversa natura che da soggetti di controllo sani o con malattie benigne. Abbiamo anche curato la parte relativa ai marcatori tumorali di oltre 10 linee guida nazionali e quattro internazionali. Abbiamo fatto una guida per l’uso dei marcatori, di cui sono state prodotte varie edizioni, distribuita ai medici italiani. In collaborazione con altri 9 partner pubblici e privati nell’ambito di un progetto del Ministero della Ricerca, abbiamo identificato 31 nuovi marcatori per i tumori del fegato, della mammella, del colon, dell’ovaio e della prostata; per 20 di questi sono stati messi a punto e validati metodi per la determinazione. Quali progetti avete per il futuro? I progetti sono tanti: ad esempio la gestione di banche biologiche finalizzate allo studio tempestivo di nuovi marcatori; la re-ingegnerizzazione della metodologia di lavoro nella ricerca, sviluppando competenze trasversali; la organizzazione, in sinergia con altre istituzioni oncologiche di studi clinici innovativi. Lo sviluppo di strumenti adeguati per il controllo dei risultati della ricerca e per la gestione di un appropriato trasferimento tecnologico (Health Transfert Assessment). La organizzazione, in sinergia con altre istituzioni oncologiche nazionali e internazionali, di studi clinici innovativi nel disegno e nella metodologia, mettendo a disposizione la specificità sviluppata nella ricerca traslazionale e nel management di progetto. Si sente molto parlare di crisi della ricerca e di fuga dei cervelli. Lei cosa ne pensa? Uno dei principali obiettivi di Abo è di contenere la fuga di cervelli. Per quel che ci riguarda la nostra Fondazione vuole dare un contributo originale alla ricerca in aree dove esistano ancora significativi margini di miglioramento, offrendo competenze oggi non disponibili in Italia in modo sistematico e strutturato. Oggi è impossibile per una singola istituzione governare il crescente numero di competenze altamente specialistiche necessarie per fare una ricerca competitiva. Abbiamo così organizzato un network di istituzioni di eccellenza in competenze diverse, che gestiscono progetti finalizzati a conseguire gli obiettivi di ricerca primari di Abo. In tale contesto, Abo intende assumersi il ruolo chiave della governance della progettualità e del monitoraggio delle attività, con figure professionali ibride con competenze sia scientifiche che gestionali (research project manager). Il network delle strutture che collaborano in modo strutturato con ABO per specifici progetti comprende 8 Istituti Scientifici, 75 fra Università e Ospedali, 5 società scientifiche e 320 medici di medicina generale. Vogliamo rappresentare anche un riferimento per la formazione dei ricercatori in percorsi del tutto innovativi rispetto agli scenari oggi esistenti e orientati a rendere la ricerca italiana sempre più competitiva nel panorama internazionale. L’imprenditoria al servizio della scienza? Non solo della scienza, ma anche del del lavoro e del progresso sociale. Abbiamo contribuito a promuovere il reclutamento di giovani ricercatori creando opportunità professionali L’Associazione ha voluto essere partner della realtà produttiva e sociale. Pertanto si è chiesto il supporto dell’imprenditoria, ma si è voluto che tale supporto avesse le caratteristiche della collaborazione attiva e informata. Così i sostenitori venivano e informati sul progetto che sostenevano e conoscevano i ricercatori che il loro aiuto permetteva di inserire nel progetto stesso. In questo modo, il supporto all’Associazione ABO si è spostato dall’ambito della beneficenza all’ambito dell’investimento nel campo della salute e della formazione. Nel 2002 gli imprenditori che avevano creduto nel progetto di finanziamento “trasparente” della ricerca decisero di fondare un’entità finalizzata alla raccolta di fondi mediante l’abbinamento di imprese a progetti di ricerca. Nacque così Abo Project. Le aziende, adottando un progetto di ricerca (o parte di esso), contribuivano così al miglioramento del ruolo sociale dell’impresa, in modo che questa potesse divenire un soggetto attivo e protagonista dei progressi scientifici e sociali. Vedendo maturare sempre di più il proprio ruolo e la propria legittimazione Abo Project ha infine deliberato di trasformare la S.p.A. in Fondazione Nazionale, mantenendo missione e specificità, ma modificando l’assetto gestionale in modo più consono alla partecipazione attiva alla ricerca. Un’esperienza molto articolata, forse un esempio da seguire in una città che sembra votata solo al turismo di massa? Direi proprio di sì. Abo/Cribt, una realtà unica nel genere in Italia, è un esempio concreto di come a Venezia si possa fare cultura anche nel campo delle scienze della vita e delle biotecnologie. Una adeguata promozione di questo aspetto potrebbe essere molto importante per rinforzare l’immagine di una Venezia moderna e vitale. E’ un’opportunità per I giovani ricercatori che possono trovare una posizione professionale e per ricercatori seniores che periodicamente afferiscono per progetti di collaborazione o per scambi culturali. Interessante notare che la tipologia di ricerca, che si basa su una rete di collaborazioni internazionali, sulla condivisione di competenze e su relazioni strutturate, sembra essere in armonia con la storia della città, da sempre strettamente legata alla capacità di gestire e governare relazioni e contatti.
Chi è Massimo Gion (d.z.) Massimo Gion nasce a Venezia nel 1950. Nel 1975 si laurea in Medicina presso l'Università di Padova; in seguito si specializza in Endocrinologia, in Radioterapia Oncologica e in Biologia Clinica. Professore a contratto della Scuola di Specializzazione di medicina nucleare dell’ateneo patavino, è direttore Scientifico del Centro Regionale Specializzato per lo Studio degli Indicatori Biochimici di Tumore (Cribt) dell’Ospedale Civile di Venezia. Dal 1997 è presidente e direttore scientifico dell’Associazione Abo per l’Applicazione delle Biotecnologie in Oncologia con sede presso il Cribt. Ricordiamo ancora che Gion è direttore dei Laboratori di analisi dei Presidi Ospedalieri di Venezia e Mestre (Azienda ULSS 12 Veneziana), componente del Consiglio Scientifico dell’Istituto Oncologico Veneto Irccs, direttore del Dipartimento Servizi Diagnostici, Azienda Ulss 12 Veneziana, direttore del Dipartimento di Patologia Clinica, sempre dell’Ulss 12. Il suo ruolo nell'ambito della comunità scientifica nazionale ed internazionale registra presenza da record in convegni, congressi, meeting, gruppi di studio, di ricerca e di lavoro e comitati scientifici con funzioni diverse che spaziano da relatore a moderatore, da presidente a direttore ed editore di una prestigiosa rivista e di pubblicazioni scientifiche, da docente a corsi nazionali ed internazionali a relatore in più di 400 congressi medici. E’ ricercatore di fama internazionale e responsabile dei più avanzati progetti in campo oncologico. Del Lido, dove ha abitato per molti anni prima di trasferirsi a Venezia, non ha grande nostalgia “L’ho patito fin dai tempi dell’Università quando non potevo permettermi di fermarmi a Padova ed ero costretto ad un faticoso pendolarismo. Certo è bello ma scomodo e fuori mano, almeno per chi ha impregni professionali. Venezia? Bisogna fare qualcosa, e presto, per rivitalizzarla e riportarla all’altezza del ruolo che merita”. Instancabile lavoratore Gion concede tutto il suo tempo alle attività professionali; quello che gli rimane alla famiglia e ad una passione che coltiva fin da ragazzo: la moto. Adora, la velocità, il rischio, le curve pericolose, il contatto con la natura: “ E’ un po’ come nel mio lavoro: una sfida. Mi creda: la vita e la scienza sono le più belle sfide che una persona possa affrontare”.
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Specializzazione, sperimentazione, applicazione e una lunga lista di
primati in campo scientifico: il Centro Regionale Specializzato per lo Studio
degli Indicatori Biochimici di Tumore dell’Ospedale Civile di Venezia
(Cribt) è un vero gioiello nel settore della
ricerca di trasferimento in oncologia. A supportarne l’attività provvede l’ Associazione
per le Biotecnologie in Oncologia (Abo) che, avendone intuito le grandi
potenzialità, ha trasformato il sostegno alla ricerca dalla charity alla partnership.
Deus ex machina di entrambe queste realtà è il dottor Massimo Gion che da anni
si prodiga per mantenere all’altezza della fama e delle aspettative quello che
l’Organizzazione Europea contro il Cancro identifica come uno dei tre
laboratori di riferimento per l’Italia. Risultati, progetti, lavoro, impegno e
un enorme valore aggiunto per la città: ne parliamo con il dottor Gion, al
quale vanno gli onori, e i molti oneri, di questa straordinaria attività.