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Forse a causa della nostra scarsa esperienza in materie artistiche, nel suo Autoritratto (foto a destra) non l’avremmo proprio riconosciuto, ma nell’incontrarlo per l’intervista, alla quale si presta con dovizia di particolari, ritroviamo con facilità il garbo dell’uomo, la professionalità del giornalista, la passione e il talento dell’artista.
Può raccontare in breve la sua carriera giornalistica?
La domanda è facile, la risposta meno, perché è sempre difficile parlare di se stessi. C’è il rischio di una autocelebrazione, cosa che non rientra nel mio stile. D’altra parte certe cose le devo specificare, pensando soprattutto ai giovani, che non mi conoscono o mi conoscono poco, essendo scomparso dalla grande televisione nell’ormai lontano 1990 quando, con la morte di Paolo Valenti, uno degli ultimi signori del giornalismo italiano, finì quel celebre ‘90° minuto’, chiamato appunto della ‘Banda Valenti’, trasmissione che è entrata nella storia della televisione italiana. A quei tempi l’Italia, verso le 18, praticamente si fermava per vedere i primi goal della domenica calcistica. Ma anche per divertirsi alle battute dei vari Luigi Necco da Napoli, Tonino Carino da Ascoli, Marcello Giannini da Firenze, Giorgio Bubba da Genova, Gianni Vasino da Milano, Cesare Castellotti da Torino e Ferruccio Gard da Vicenza e da Verona. Eravamo chiamati ‘i magnifici sette’ del Ct Paolo Valenti e, all’inizio senza rendercene conto, siamo diventati fra i personaggi televisivi più celebri e amati d’Italia. Non a caso molti mi ritengono il cittadino lidense più famoso. Pensi che anche alla scorsa mostra del cinema ho firmato non meno di 200 autografi ad ammiratori di tutta Italia. Mi commuove come, dopo tanti anni, tante persone si ricordino ancora di me. Nei cinque libri che parlano di ‘90° minuto’, con interi capitoli dedicati anche al sottoscritto, viene sottolineata in modo particolare la mia attitudine a fare sempre battute spiritose, con lo scopo di…alleggerire la tensione fra tifosi ed evitare incidenti negli stadi. Dalle mie battute la Gialappa’s Band ha tratto l’ispirazione ( lo ha ammesso) per la famosa trasmissione ‘Mai dire goal’, basata appunta tutta su sfottò nei confronti dei calciatori. Mi fermo qui, limitandomi a ricordare che sono in pensione da 4 anni, dopo 44 anni di lavoro in Rai. Per non perdere proprio l’abitudine scrivo ancora, come direttore della rivista d’arte e cultura ArtStyle, edita a Cortina.
E’ da tanto che abita al Lido?
Sì, vivo al Lido dal 1973, anno in cui la Rai, dopo Torino e Aosta, mi ha destinato a Venezia come inviato speciale.
Considero il Lido una delle località più belle del mondo, fra la spiaggia, la possibilità di fare bellissime passeggiate e la vicinanza di Venezia. Ho subito trovato casa al Lido e ho pensato bene di non muovermi più.
Che cosa rappresenta il calcio per lei?
Il calcio ha costituito una parte importante della mia vita. Come giornalista e telecronista mi ha dato la celebrità, e ne vivo ancora di…rendita. Ho anche giocato a calcio e gioco tuttora, come capitano della Mass Media Veneto, la rappresentativa regionale dei giornalisti, che ho fondato nel 1996. Abbiamo disputato partite favolose, contro la Nazionale Cantanti di Gianni Morandi ed Eros Ramazzotti e con i piloti di Formula 1 capitanati da Michael Schumacher e tante altre squadre. Fra gli appuntamenti fissi la partita di Ferragosto a Cortina fra giornalisti e Vip.
La sua squadra del cuore?
Sino a pochi anni fa mantenevo il segreto. Poteva essere …pericoloso con i tifosi delle curve. Ora posso dirlo: non è il Verona, come tutti credono, ma il Torino. Da bambino ero rimasto impressionato dalla tragedia di Superga nella quale perì il Grande Torino, a quei tempi la squadra più forte del mondo.
C’è qualche segreto legame fra l’attività di giornalista e quella di artista? Ci vuole più creatività per svolgere la prima o la seconda?
I miei quadri, anche se astratti e cinetici, parlano per simboli delle varie situazioni umane che la professione di giornalista mi ha aiutato a capire. La creatività è richiesta anche in televisione, soprattutto quando si fanno servizi speciali e documentari, grazie ai quali ho
girato mezzo mondo.
Il complimento più gradito e lusinghiero?
Come giornalista, sarebbero troppi. Mi limito a ricordare i tanti premi vinti, fra i quali il Saint Vincent, il più importante premio giornalistico italiano, che mi è stato consegnato in Quirinale dal presidente della Repubblica. Come pittore, un episodio avvenuto 4 anni fa all’ArteFiera di Padova quando un famoso gallerista milanese, Franco Cafiso, davanti a un mio quadro disse (non accorgendosi che lo stavo ascoltanto): “Il caposcuola della optical art Vasarely un quadro bello come questo non lo hai mai fatto in tutta la sua vita”.
Quali sono stati i suoi maestri?
Fra i giornalisti ricordo con molto affetto Beppe Viola e Paolo Valenti, sono costretto a citarne due perché non saprei scegliere. Come pittore non ho avuto maestri, anzi sono diventato io un maestro, visto che tanti pittori si ispirano ai miei quadri o addirittura mi copiano sfacciatamente. Amo comunque ricordare tre grandi pittori con i quali avevo rapporti di stima e amicizia: Piero Dorazio, Emilio Vedova e Giuseppe Santomaso e, fra i viventi, Alberto Biasi.
Un episodio curioso o importante per ognuna delle sue attività…
L’intervista in esclusiva che ho fatto a papa Giovanni Paolo II a Lorenzago di Cadore, io e lui, a tu per tu. Pochi giornalisti al mondo hanno avuto questo privilegio. Poi la notizia in esclusiva della liberazione dei prigionieri italiani a Bagdad, durante la prima guerra del Golfo, da parte di Saddam Hussein, notizia che l’allora presidente della Repubblica Cossiga aveva dato sul telefonino all’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti in vacanza a Cortina. Tutti i telegiornali aprirono con questa notizia e il giorno dopo tutti i giornali d’Italia dedicarono all’avvenimento la prima pagina.
Si rischiò anche una crisi di governo sulla politica estera italiana. Per tre giorni i giornali parlarono di Saddam Hussein, di Giulio Andreotti, del ministro degli Esteri Gianni De Michelis e di…Ferruccio Gard!
Come pittore direi la mostra svoltasi in giugno a New York, dove ho rappresentato ufficialmente la Regione del Veneto alla Festa della Repubblica Italiana.
I giovani amano l’arte?
Alcuni l’amano tantissimo, al punto da mettersi a dipingere, cosa deprecabile, che sconsiglio vivamente. Vivere di arte è difficilissimo. Altri si appassionano e comprano quadri, rendendosi conto che una casa, qualsiasi casa, per quanto bella è niente senza quadri alle pareti. Ma tanti altri sanno a malapena chi era Picasso.
Ci ‘dipinge’ in parole Venezia e il Lido?
Del Lido ho già detto, fra l’altro vi ho ambientato anche un efferato delitto, in Gran
Viale, nel mio primo romanzo “ Acqua gialla a Venezia”. Venezia è la città più bella del mondo, ma vorrei che diventasse più civile, discorso che riguarda anche il Lido. Non trovo giusto che poche centinaia di persone guastino l’immagine di una città. Mi riferisco ai giovani e giovinastri, avventori di bar in Campo Santa Margherita e in altre zone di Venezia ( ma anche del Lido, Gran Viale e Piazzetta Lepanto) che gridano e schiamazzano sino a notte inoltrata, impedendo il legittimo sonno a centinaia di famiglie.
Nessuno riuscirà a spiegarmi perché costoro debbano beneficiare dell’impunità, visto che il disturbo alla quiete pubblica è un reato.
Siamo a Venezia oppure – senza offesa per nessuno – nel quartiere napoletano di Scampia? Esiste giustamente un assessorato comunale al decoro, ma io personalmente preferisco vedere turisti che mangiano un panino in piazza San Marco, piuttosto che sentire ubriachi che gridano alle due di notte nel cuore della città e del Lido.
In Campo Santa Margherita ci sono persone vicine al dar via di testa, dopo anni di insonnia forzata. Se vogliamo considerare Venezia una città civile, non è giusto. Altrimenti facciamo un gemellaggio Venezia-Lido con Scampia, e non se ne parli più.
CHI E’
Giornalista e pittore, Ferruccio Gard è nato a Vestigné (Torino) nel 1941. Ha cominciato a lavorare alla Rai dove ha partecipato alla trasmissione ‘90° minuto’ in qualità di inviato dai campi del Verona e del Vicenza. Grazie anche al suo contributo la trasmissione è cresciuta e in breve tempo è diventata famosa, un simbolo di quello che il calcio rappresenta per i tifosi di tutta Italia. Come artista è attivo da trent’anni ed è considerato uno dei maggiori esponenti dell’astrattismo. Dopo gli inizi surrealistici e metafisici, già caratterizzati da figure geometriche, nel 1978 è approdato, seguendo una coerente evoluzione, all’arte programmata e cinetica, al neo-costruttivismo e all’arte gestaltica, la Gestalpsychologie (l’ultima avanguardia del ‘900), così chiamata perché connessa con la psicologia della percezione e la teoria della forma. In questo ambito Gard ha proseguito le sue ricerche sui rapporti luce-spazio-forma, sul cromatismo e sulla percezione visiva. Nel 1987 è quindi approdato all’astrattismo e, negli anni novanta, a una pittura astratto-informale. E’ stato anche fra i protagonisti della optical art, ricerca che prosegue tuttora con successo. Determinante, per la sua attività artistica, è stato l'incontro con il critico Giuseppe Marchiori, che lo incoraggiò verso il neocostruttivismo e la pittura cinetica. E’ stato invitato a cinque Biennali Internazionali di Venezia (1982-1986-1995, 2007 e 2009) e all'XI Quadriennale Nazionale di Roma. Ha tenuto oltre 140 mostre personali in tutto il mondo. Di lui hanno scritto poeti, saggisti, critici d’arte, artisti e scrittori tra i più noti, da Jorge Amado a Andrea Zanzotto, da Giulio Carlo Argan a Renato Barilli, da Piero Dorazio a Gianfranco Bettettini solo per citarne alcuni. L'arte di Gard è stata oggetto di tesi di laurea all’università veneziana di Ca’ Foscari. Dal 1973 l’artista vive e lavora al Lido.
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