Fuori dai Denti

Chi ce la fa più? Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Piccoli   
Sabato 30 Aprile 2011 21:17
Chi ce la fa più a camminare nel fango delle imprecazioni più barbare, delle bestemmie, delle frasi più oscene ruttate dalle bocche dei nostri ragazzini e ragazzine nella gratuità più assoluta?
 
 
Fuori dai denti-I passi del silenzio Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Piccoli   
Venerdì 15 Ottobre 2010 12:29

Non voglio staccare dal petto le medaglie date ai soldati per atti di eroismo o rubare i riconoscimenti offerti a scrittori, poeti, volontari di alto profilo al servizio della pace, dei poveri, dei derelitti. Che esse stiano pure a brillare assieme alle altre poche luci che illuminano il mondo e si oppongono alle tante oscurità!
La sfilata di petti medagliati e fronti da onorare è comunque ben magra e potrebbe esser rimpolpata in un battibaleno. Come? In essa scorgo un’assenza-presenza che grida. Non è piccola cosa. è un vuoto enorme, come se di una divisione di ventimila uomini se ne sentissero marciare 100, seguiti da una moltitudine di passi silenziosi. Da chi sarà mai composto questo esercito muto senza medaglie, senza riconoscimenti? Non vedo Coelho, o il medico Senza Frontiere. Non c’è Picasso e nemmeno Nembo Kid o l’Uomo Ragno. Vedo passare solo gente che riempie i giorni con la propria nobile sofferenza quotidiana. Questi sono i miei eroi.

 

 

 
 
Sparano alla notte Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Piccoli   
Mercoledì 07 Luglio 2010 16:45

Il buio, la notte mi avevano sempre intimorito. Anche stregato, per quel loro nascondere in parte, quel non far vedere tutto, quel creare ombrosità dove ci si poteva immergere con la ragazza, oppure sparire per un po’ o per sempre. Viverla la notte, anche solo pochi decenni fa, era cosa da pochi: ladri da scasso o ricconi da night, poeti insonni o prostitute ben sveglie. Se ti capitava di attraversarla qui al Lido incontravi qualche zombie profumato al Cabernet, camerieri andanti verso casa o, in tempi più recenti, sostanti tutt’al più per una birra. La notte era comunque notte, e dopo una cert’ora era silenzio pesante, diffusa immobilità.

 

 

 

 
   
Fuori dai denti Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Piccoli   
Martedì 27 Aprile 2010 11:33

Ero piccolino quando rimasi impressionato dalla goffaggine, dalla sporcizia, dall’appetito da vere “bocche buone” di quell’ondular di carne, di quel mare rosa in continuo movimento che erano i maiali dell’amico Cesare. Erano giorni di pioggia ed essi, chiusi nel recinto, giravano come orgogliosi dei loro stivali di fango, grugnendo di gioia insipida appena tiravo loro qualche mela caduta a terra da tempo, mezza marcia. Ovvio che quelle buone me le facevo io. Li guardavo mangiare. Non solo le mele ma tutto l’esistente intorno che fosse anche lontanamente edibile: l’interno delle pannocchie, le zucchine e altra verdura di scarto, avanzi di cucina, pane vecchio ….