Cane e gatto: due intelligenze funzionali e istinti diversi

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Cane e gatto: due intelligenze funzionali e istinti diversi

I bisogni dell'uomo cacciatore e raccoglitore si basavano sulla sopravvivenza basica, sulle attività di ricerca ed esplorazione, sulla necessità di difendere la piccola comunità attraverso un'azione unanime.

L'uomo e il cane si sono incontrati su questo terreno di incertezza e di libertà di azione, per poter seguire tracce, abbattere le mastodontiche prede pleistoceniche, difendersi da attacchi congiunti di altri uomini e dei lupi (i più vicini antenati dei cani moderni).

La forma mentis del gatto si fonda perciò sull'interattività domestica e mostra una serie di qualità e comportamenti che molte volte sono oggetto di un'interpretazione sbagliata e quindi, consequenzialmente, di incomprensione.

Un esempio può esserci fornito dalla furbizia del gatto, che di solito diventa l'arte del raggiro, non a caso stigmatizzata da Collodi nel libro di Pinocchio, che affianca il felino alla volpe, anche lei figura stereotipata votata all'inganno e alla furbizia da una lunghissima tradizione favolistica e novellistica.

La furbizia è lo strumento migliore nonché arma utilissima per chi versa in una condizione di povertà e di assoluta indigenza, contrappasso agli agi e allo status quo, come dimostrato da Perrault nel "Il gatto con gli stivali".

Ma la furbizia può avere anche l'accezione di divenire arte della tentazione e della seduzione ingannatrice, per questo motivo la gattitudine e la femminilità trovano  spesso pericolose sinergie e punti in comune pregiudizievoli.

In realtà il nostro amico felino è solamente – e con ciò non vogliamo assolutamente sminuire, ma anzi valorizzare – un animale che ha costruito il suo modo di essere e di vivere, o se vogliamo, se l'è ritrovato, nel dover cacciare piccole prede e nello scansare lui stesso di diventare poi preda per qualche altro predatore; per questo motivo la furtività, l'attenzione, la capacità di sorprendere e allo stesso tempo non essere egli stesso preso in fallo sono divenuti degli scacchi della sua intelligenza.

Quando il nostro gatto si struscia su di noi o vicino ad un mobile della casa, non ha alcuna intenzione di sedurci ma semplicemente sta prendendo il possesso della sua dimensione di vita, la sola che gli possa essere utile per poter ottenere il successo nel grande agone nella lotta alla sopravvivenza.

Non c'è quindi alcun raggiro e lascività nel gatto, ma solo l'attitudine nel saper badare e bastare per se stesso.

L'intelligenza che possiede il cane è, viceversa, quella di un animale immerso in un contesto di vita del tutto diverso, un mondo esteso a perdita d'occhio, come lo era la grande steppa euroasiatica, dove l'unico imperativo, come dice Marinetti, è "marciare non marcire", più che un motto di natura avanguardista e futurista, rappresenta più che altro lo specchio di un mondo remoto e selvaggio che dell'attitudine a persistere, della coesione di gruppo, della resistenza alla fatica e ai pericoli ha fatto di necessità un'importante virtù.

Se il mondo del gatto è chiuso, ascoso e desertico è dovuto sopratutto alla sua terra d'origine e cioè la Libia, una terra costellata da cieli limpidi e da nugoli di insetti, lucertole, roditori che sguizzano nelle crepe del terreno e si mimetizzano nell'ocra diffuso dell'ambientazione che li circonda, quello del cane invece è più nebbioso, quasi una fotografia di Avalon, fatta di ululati che riecheggiano in un'ambientazione lunare fatta da nuvole pesanti che si susseguono, di un fondo ghiacciato da affrontare in fila indiana alla ricerca disperata di qualche preda da stanare, abbattere e divorare che, di regola, sarà di media/grossa stazza.

Per questo motivo, se il gatto che teme le basse temperature, lo si ritrova non a caso nei posti sempre più caldi della nostra casa, il cane invece non sopporta il caldo afoso e non ha timore di lanciarsi a capofitto in mezzo a cumoli di neve come un Labrador Retriever, fatta eccezione per alcune razze di piccola taglia e a pelo corto.

Ma, fondamentalmente, ciò che ancora una volta distingue questi due straordinari compagni è lo stile cognitivo che brilla di una diversa luce per entrambi.

Il gatto è una presenza ctonia, mimetica e silenziosa, c'è ma non si vede, anche essa racchiusa in piccoli spazi, capace di comparire e di scomparire in un attimo, come lo Stregatto di Alice del paese delle meraviglie.

Il cane invece è una presenza costante e ingombrante, sempre in mezzo ai piedi di noi padroni, voglioso di poter condividere i nostri odori e di buttarci letteralmente in faccia i suoi.

Quel fare privo di sentimenti, che sembra quasi anche altezzoso, a tratti schizzinoso, in tutti i contesti della giornata, dalla continua e persistente ossessione della pulizia del corpo, al voler nascondere la deiezione sotto uno strato di terra, dall'approccio quasi sconsiderato al cibo e al modo guardingo con cui si avvicina all'acqua, che caratterizza il gatto, fa da contrappasso alla genuina espressione organica del cane, che sembra quasi entusiasta di farci percepire lo sgradevole odore dei suoi peti o di cospargerci interamente della sua saliva o dei suoi peli e di leccarci continuamente senza mai stancarsi, come quando sembra al settimo cielo nel momento in cui ci annusa i piedi o punta il suo nasone verso il nostro fondoschiena. 

Il cane ha il bisogno di condividere ogni cosa ed è sopratutto incline agli odori organici: nulla può attirare di più la sua attenzione che un angolo della città pieno di sudiciume e spazzatura senza badare all'eventuale natura organica della stessa.

D'altro canto però se scendiamo nel dettaglio di tutto questo approcciandoci con un metodo antropocentrico potremo dire che il gatto è sicuramente più pulito e discreto mentre invece il cane è proprio un essere immondo.

Ed infatti, per questo suo modo di essere, in alcune religioni il cane è accomunato al maiale come un essere impuro, mentre il gatto è innalzato alla dimensione eterea e spirituale come i volatili.

Niente di tutto questo però può essere accettato. Ancora una volta si tratta di una semplice conseguenza della diversa forma mentis dei due animali.

In qualità di essere un solista e autonomo, il gatto fa solo affidamento alle sue doti di bravo enigmista, pronto a prendere di sorpresa l'avversario, per cui in ciò risiede la sua attenzione a diminuire il più possibile eventuali indizi che possono far scorgere la sua presenza nelle vicinanze e questo per lui è un must per la sopravvivenza.

Mentre invece, la forma mentis del cane lo porta inevitabilmente a essere incline alla condivisione e consequenzialmente a essere sempre facilmente percepibile.

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